Il ricambio generazionale: un problema o un’opportunità?

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Se ne parla poco ma il tema del ricambio generazionale credo che nei prossimi anni diverrà sempre più importante nello stabilire strategie di crescita e sviluppo per intere nazioni, aziende ed organizzazioni più o meno complesse.
I modelli di approccio alla vita, al lavoro, al divertimento stanno inesorabilmente cambiando ma come?
Spesso si dice che le nuove generazioni adottino un nuovo modo di intendere il loro ruolo e la propria esistenza, mi piacerebbe invece proporre un altro punto di vista o meglio lanciare una provocazione:
“… se fossero le generazioni precedenti a vivere un profondo cambiamento con una diffusa paura e fragilità ad approcciarsi ai nuovi modelli?” oppure “… se fossero proprio loro a fornire il supporto allo sviluppo di nuovi modelli comunque non vincenti per le generazioni più recenti, proprio per paura …?”.

Le mie considerazioni partono dai grandi cambiamenti avvenuti nel secolo scorso e dal senso di diffusa inadeguatezza che hanno portato gli anziani di oggi a guardare con sospetto al futuro, come se fosse una reale minaccia al proprio status conquistato con grande fatica, guerre, lotte e sofferenze negli anni.

Tutto ciò è profondamente comprensibile ma forse ha anche creato un esagerato e limitante timore nei confronti dell’altro.
È allora diventato abbastanza semplice guardare con sospetto il nostro vicino di casa che fa quasi tutto con uno strumento elettronico di 10 cm. (lo smartphone), che interagisce con colleghi e famigliari magari a migliaia di chilometri di distanza.

Che dire poi dei nostri figli e/o nipoti che dialogano tra di loro tramite i social e quindi sono magari meno controllabili di una volta perchè parlano e scrivono addirittura con una lingua diversa e sicuramente in orari e contesti diversi.
Questi particolari luoghi si chiamano chat e gli strumenti che utilizzano sono Whatsapp, Telegram, Snapchat ecc.


Se poi pensiamo al concetto di sicurezza non possiamo non pensare al valore e all’importanza assunta dalla finanza e alla crescita di mercati virtuali nei quali si fanno circolare grandi capitali, proprio per non affrontare le difficoltà e l’insicurezza del mercato reale.
Non importa poi se si perdono posti di lavoro, l’importante è mantenere il proprio livello di sicurezza …
Facendo così però assistiamo tutti i giorni alla fuga dal nostro Paese dei migliori cervelli e releghiamo i cervelli “normali” ad un’esistenza fatta di stenti ma cosa, ben peggiore, senza speranza e vantaggi per nessuno.
Il ricambio generazionale potrà mai passare dall’essere visto come un problema ad essere considerato un’autentica opportunità?
Credo proprio di si, ne sono convinto, soprattutto se si darà la possibilità ai giovani di sperimentare, di sperimentarsi e certamente anche di sbagliare ma ricordando che proprio dagli errori e dagli sbagli che nella storia sono nate eccellenti soluzioni e trovate geniali.
Per far ciò bisognerebbe cominciare a credere, ad investire proprio nelle nuove generazioni e, mi permetto di dire, non solo nei talenti ma rivalutando la normalità.

Dare spazio alla normalità potrebbe dare vita a nuovi mercati dove magari i risultati non verrebbero valutati in base al livello di performance raggiunta ma in base al livello di condivisione e di attenzione verso l’altro per “costruire insieme” e soprattutto “… di più” nel tempo.
D’altronde credo che siano sotto gli occhi di tutti i “disastri” di certe multinazionali controllate da “grandi” manager, a volte tra i migliori al mondo.


Il ricambio generazionale potrebbe essere quindi l’occasione per pensare a modelli diversi dove prevalgano il lavoro condiviso, l’apprendimento “smart”, ed il senso reale dell’altro.
Ad esempio potrebbe essere molto bello e costruttivo vedere un giovane che permette ad un anziano di sentirsi meno solo magari insegnandogli ad utilizzare le tecnologie informatiche ed un anziano che decide di investire proprio nel lavoro di quel giovane o altri giovani perché si crei valore, un reale valore sociale per tutti.
Forse proprio questo modello permetterebbe di conoscere meglio l’altro ed avere quindi meno timore del futuro.

La paura, infatti, nasce spesso dal non conoscere certe realtà, certi contesti e soprattutto gli altri, immaginandosi scenari spesso inverosimili.
Credo davvero quindi che attraverso queste ben determinate dinamiche, ci sia stata fornita una grande opportunità, starà a tutti noi saperla cogliere e sfruttare in maniera adeguata …

Alcune frasi e pensieri celebri:

Un politico pensa alle prossime elezioni, un uomo di stato alle prossime generazioni. Alcide De Gasperi

Non vivo per me, ma per la generazione che verrà. Vincent Van Gogh

Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, che non hanno     mai inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore, a loro non si è svelata la bellezza della vita.Boris Pasternak

“Se per la mia generazione l’angosciastava nel rischio di essere integrati, il disagio giovanile contemporaneo nasce all’opposto dal non sentirsi sufficientemente integrati nel principio di prestazione in cui si è ormai trasfigurato il principio di realtà.” Massimo Recalcati

“La più grande scopertadella mia generazione è che gli esseri umani possono modificare la propria vita modificando il proprio atteggiamento” William James

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